di Silvia Solfanelli

(Foto di Andrea Tomei)

Quando si parla di Viareggio, 
due sono subito le cose che vengono alla mente. La prima è il mare. Chi, sia in Italia che all'estero, non conosce le famose spiagge della Versilia? Chi non ha visitato o non ha visto le immagini, per lo meno una volta, di quelle enormi distese di sabbia che si sviluppano lungo chilometri di costa e che, nella stagione estiva, accolgono migliaia di turisti vacanzieri? Ma Viareggio non è solo un "avvenimento" balneare. C'è anche un altro evento che rende famosa Viareggio nel mondo: il Carnevale. Sì, proprio il Carnevale: quello sgargiante spettacolo che di solito viene festeggiato tra febbraio e marzo e che tra mille suoni, colori, canti, balli e maschere tutti ammirano ed invidiano. Tutto questo perché a Viareggio, durante il Carnevale, si respira un'aria di festa: la gente ne avverte il clima euforico e tutto si trasforma in allegria.
Ma a quando si possono far risalire le origini storiche del Carnevale? Per trovare una risposta a questa domanda, bisogna tornare indietro nel tempo e fermarci al XIX secolo ed esattamente al mese di febbraio 1873, data in cui si reputa abbia preso avvio lo svolgersi di questo evento. La tradizione vuole che alcuni giovani abbienti della Viareggio di allora, stanchi delle feste che si svolgevano nei palazzi, proprio in quell'anno abbiano manifestato l'intenzione di voler congegnare un qualcosa di particolare, da farsi all'aperto, in ricorrenza del Carnevale. Da molti anni prima, infatti, esisteva la tradizione di festeggiare il Carnevale ed in particolare esisteva già il "Martedì grasso", giorno "principe" in cui, in nome del divertimento, erano concessi anche atteggiamenti trasgressivi e poco usuali per quei tempi. Questi giovani scelsero quindi di organizzare una sfilata di carrozze ricoperte di fiori e trainate da buoi dove trovavano posto i mascheranti e dove, con la gente a farne da contorno, si potesse far festa, ballare per strada e divertirsi. Fu proprio così, quindi, che nacque quella maniera tipica viareggina di intendere il Carnevale.
Con il passare degli anni, poi, furono apportati dei miglioramenti a livello organizzativo tali da rendere la manifestazione ancora più gioiosa. 
Sul finire del secolo, infatti, si ebbero le prime sfilate di grandi carri costruiti in legno, scagliola e juta, opera artistica di scultori e realizzazione tecnica di coloro che lavoravano negli allora nascenti cantieri navali della Darsena.
L'avvento della Prima Guerra Mondiale sembrò in un certo senso frenare, se non addirittura annullare, la tradizione carnevalesca. 
La sua rinascita, però, arrivò solo pochi anni dopo ed esattamente nel 1921, quando il "corso" si svolse lungo il percorso parallelo dei due viali che formano la famosa "Passeggiata" a mare. Carri di dimensioni sempre maggiori, che si muovevano in coreografie sempre più nuove e moderne, diventarono i protagonisti del palcoscenico delle sfilate. In quello stesso anno si registra anche la nascita dell'attuale inno del Carnevale di Viareggio, vale a dire la famosa "Coppa Champagne". Anche le maschere, da allora, iniziarono a muoversi a ritmo di musica: tutto ciò riuscì a coinvolgere ancora di più il pubblico ed i partecipanti.
Il 1925 è un altro anno da ricordare nella storia del Carnevale di Viareggio. E' da quell' anno, di fatto, che si segnala l'introduzione di quel materiale, utilizzato per la costruzione dei carri allegorici, che ha reso celebre e che ha distinto Viareggio. Stiamo parlando, ovviamente, dell'introduzione della cartapesta. Quest'ultimo ritrovato, risultante di un composto formato di acqua, colla, gesso e carta, permise la realizzazione di carri imponenti che, essendo molto leggeri, riuscivano ad avere una velocità nei loro movimenti che prima non si era mai registrata. I progettisti e i costruttori capaci di realizzare queste enormi strutture, vuote all'interno e dipinte con colori sgargianti ed allegri, furono da quel momento appellati come "maghi della cartapesta". 
Nel 1930 nacque, dalle mani del pittore Uberto Bonetti, il Burlamacco, maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio. Questa fu dipinta per la prima volta sul manifesto dell'edizione del 1931, senza però avere un nome. Dovettero trascorrere ben otto anni, infatti, prima che il Bonetti battezzasse la sua creatura con un nome, Burlamacco per l'appunto; nome questo che gli fu ispirato da Buffalmacco, pittore fiorentino nonché personaggio del Decamerone. La maschera aveva inizialmente le sembianze di un pagliaccio, il cui abbigliamento prendeva spunto dagli abiti più rappresentativi dalle maschere italiane della Commedia dell'Arte. Subì negli anni delle modifiche apportate dalla matita del suo ideatore fino ad arrivare, dopo che furono trascorsi ben quaranta anni, alla sua figura definitiva. Per la precisione, è solo dal 1973 che possiamo ammirare il Burlamacco nella sua versione attuale e cioè con un costume a scacchi quadrati bianchi e rossi, con un copricapo in testa e con un lungo mantello nero sulle spalle.

Il Carnevale visse così negli Anni '20 e'30 un periodo di grande splendore e di notorietà. Periodo felice questo che fu interrotto dall'avvento di quella terribile tragedia che è stata per tutti la Seconda Guerra Mondiale. Alla fine del conflitto iniziò, con la ricostruzione cittadina, anche la ripresa della sua organizzazione.
Nel 1946 si tenne il primo corso del dopoguerra, dove sfilarono carri che furono costruiti lavorando in condizioni ancora disagiate ma che, per questo, furono molto apprezzati e contribuirono ad infondere un certo senso di ottimismo e di voglia di ricominciare, proprio in un momento in cui era fondamentale tornare di nuovo a vivere. L'unico corso fu programmato per la domenica 3 marzo 1946 ma in realtà, a causa del maltempo, si svolse due giorni dopo: il martedì 5 marzo, giorno del "Martedì grasso". 
Per le sfilate degli anni successivi, il Comitato che si occupava della organizzazione del Carnevale, cercò di reperire fondi che contribuissero a finanziarne l'opera. Si tentò così di coinvolgere anche quelle attività che rappresentavano la parte della linfa economica cittadina: i gestori degli alberghi, degli stabilimenti balneari e gli operatori del commercio. Tutti assieme, per far crescere e per far conoscere ancora di più Viareggio. Da quel 1946 in poi i corsi allegorici non si sono più interrotti.
Nel 1954 il più grande organo di comunicazione dell'epoca, la Tv nazionale, trasmise per la prima volta le immagini in diretta del Carnevale di Viareggio. Nel 1958 è l'Eurovisione a trasmetterle. Il Carnevale è ormai diventato un evento non solo in Italia ma anche all'estero. 
In questa maniera, con lo scorrere del tempo, la manifestazione accrebbe la sua importanza sia a livello spettacolare che a livello organizzativo.
Il 1961 è l'anno in cui si nota un certo rinnovamento nella tipologia dei carri rappresentati nelle sfilate. Il 29 giugno 1960 infatti ci fu un incendio che distrusse i capannoni della Città Vecchia, quelli dove venivano costruiti i carri che poi avrebbero sfilato. Subito si procedette alla ricostruzione di nuovi stabili, più ampi e moderni, in cui poter realizzare dei carri migliori rispetto ai precedenti. I costruttori, potendo lavorare su figure più ampie che permettevano di sbizzarrirsi con la loro creatività, iniziarono ad introdurre nelle tematiche, che i carri dovevano rappresentare, il filone politico. Prima di allora, infatti, si erano sempre privilegiati i fatti di costume, le usanze, i modi di dire e qualsiasi altra cosa che potesse racchiudere in sé un qualcosa di divertente. Ma il filone politico da quegli anni in poi divenne il tema dominante della satira carnevalesca viareggina. 

Foto1.     Il carro "La grande burattinata"


Negli anni '70 iniziarono a svolgersi le feste rionali dove, tra canti e balli, anche i quartieri che si trovavano all'interno della città respiravano aria di festa.
Nel 2001 viene aperta al pubblico la Cittadella del Carnevale. Luogo questo formato da ben sedici capannoni, tutti sede del lavoro dei maghi dei carri. Attraverso un percorso prestabilito, ogni visitatore ha la possibilità di ammirare le varie tappe e i vari processi attraverso i quali i carri allegorici vengono costruiti. La Cittadella rappresenta quindi l'ultimo tassello che va a formare quella che è stata l'evoluzione del Carnevale di Viareggio. 
Il passato ormai fa parte soltanto della storia: adesso, tutto è proiettato al futuro.
Con l'edizione di questo anno sono state festeggiate due ricorrenze: il 131° compleanno della nascita della manifestazione e il cinquantesimo anno dalla prima diretta tv che, come già ricordato in precedenza, avvenne il 21 febbraio del 1954. 
Le sfilate programmate per questa edizione sono state cinque. A queste hanno partecipato dieci carri di prima categoria (costruzioni di dimensioni maggiori rispetto alle altre), cinque di seconda, dieci mascherate in gruppo, dieci mascherate isolate ed alcuni carri rionali. 
Continuando una tradizione che si è ripetuta negli ultimi anni, anche per questo anno le rappresentazioni dei carri hanno rispecchiato le tematiche che, ogni giorno, troviamo più di frequente nelle notizie diffuse dai mass-media. Si è spaziato dalla politica nazionale ed internazionale 

Foto2.    Il carro "Libertà obbligatoria"


ai ritmi di vita frenetici che oramai condizionano e scandiscono la nostra esistenza e che, purtroppo, portano ad agire troppo spesso solo per convenienza dimenticando valori e sentimenti; come pure all'eterno dilemma tra la scelta tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato ed alla speranza di compiere sempre, soprattutto per il nostro bene, le scelte migliori. 

Foto3.    Il carro "Tilt"


Foto4.    Il carro "Pagliacci"


Il successo registrato con questa edizione è stato veramente notevole. Migliaia di persone hanno assistito alle sfilate, incuranti anche delle cattive condizioni atmosferiche che hanno disturbato un po' le ultime sfilate in programma.
Il segreto di questo successo? L'allegria e la spensieratezza. I piccoli, alla vista di questi enormi carri, rimangono stupiti, meravigliati ed incantati. I grandi da parte loro, anche se per poco, ritornano a vivere in quell'aria magica e spensierata che si respira solo nell'età dell'infanzia.
Sì, il carnevale è proprio questo. E Viareggio lo interpreta nel migliore dei modi. Qui la festa è per tutta la famiglia. Qui la magia si rinnova ogni anno. Il Carnevale di Viareggio merita di essere vissuto almeno una volta nella vita. Viareggio vi aspetta. Non fatela attendere.

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