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Frediano nacque nell'antica Ibernia, l'isola dei santi e dei pellegrini, l'Irlanda sconvolta dalle tempeste e dai venti dell'Atlantico, dove il cielo è squarciato dalle nubi in drappi d'azzurro, così profondo e intenso, che fa trascendere l'uomo oltre la soglia del tempo e lo spinge verso le profondità della sua anima. Ecco perché Frediano, durante le brevi estati irlandesi, sostava sulla scogliera erbosa a perdersi nel volo dei gabbiani e a fissare l'orizzonte in cerca di risposte al suo inquieto vagare della mente, verso lidi inesplorati e inondati di luce. La sua anima era come quella della sua terra: semplice, trasparente, votata alla santità.
Suo padre, il nobile Ultrachio, gli concesse tutto ciò che un giovane potesse desiderare: veloci destrieri, abiti eleganti, agili lance e feste in suo onore. Ma Frediano continuava a passeggiare lungo le rocciose spiagge dell'oceano e a inseguire con lo sguardo le ombre delle nubi che giocavano col verde delle lande irlandesi.
Un giorno decise di farsi pellegrino e lasciò i suoi abiti comodi per vestire una tunica di lana grezza e si mise una bisaccia sulla spalla. Dentro il suo sacco trovò posto qualche libro, le Sacre Scritture e la reliquia di un santo. Con il bordone e la borraccia a tracolla, lasciò la sua terra e si diresse verso Roma. Si imbarcò su un esile vascello e, tra il mare che urlava e il cielo in fiamme, vide un giorno la terra ferma. Insieme ad altri dodici pellegrini camminava per tutto il giorno, sostando di notte presso qualche chiesa, nel cavo di una grotta o in qualche tronco svuotato dal tempo. Salì le Alpi ammantate di neve, scese nelle valli, sfidò le bufere dell'Appennino e la malvagità dei briganti. Finalmente lo accolsero le ridenti campagne della Tuscia, l'antica Toscana, che subito lo incantò e lo costrinse a rimanervi. Come i passeri solitari, che vivono fra le rocce e costruiscono il loro nido lontano da ogni rumore, così i pellegrini irlandesi, dopo la conversione al Cristianesimo, cercavano luoghi sperduti dove condurre la loro vita in modo austero e silenzioso.
Frediano amava la natura: le albe di perla, le selve impenetrabili abitate dagli animali selvatici, i torrenti in piena e le fragorose cascate; i venti che spingevano le nubi dal mare per farle riflettere sugli specchi d'acqua, gli ricordavano i cieli d'Irlanda e decise, quindi, di rifugiarsi in una delle tante grotte che si aprono sui fianchi del Monte Pisano verso Lucca. Lontano da tutto e da tutti, finalmente fu solo, solo col suo Dio. Divenne amico degli animali selvatici: volpi, lepri e orsi vagavano indisturbati vicino alla sua grotta, ma non dimenticò la sua docilità interiore, la sua dottrina profonda, la disponibilità al servizio degli altri. La sua vita semplice e la sua saggezza lo
resero caro ai lucchesi che si spingevano fin lassù per attingere alla sua conoscenza. In quegli anni da eremita flagellò il suo corpo con severi digiuni, sopportò lunghe penitenze, si rivestì di grazia e purezza.
Un giorno il Vescovo di Lucca Ossequenzio morì; il popolo lucchese corse, tra balze e dirupi, sulle pendici del Monte degli Eremiti per chiedere a Frediano di diventare il loro Vescovo. Frediano tremò, si ritirò in silenzio fra le selve del monte e disse di no, che lui non ne era all'altezza, che cercassero altrove una persona più degna di lui. Ma il popolo insistette e Frediano capì che quella era la volontà del Signore e scese giù per la montagna con il suo saio e il suo bordone. Fu un Vescovo straordinario; fu lui a dare un grande impulso alla Chiesa lucchese, fu lui a edificare trenta pievi lucchesi e a fondare un monastero. Ma soprattutto fu il Santo che legò il suo nome ad alcuni fatti prodigiosi e straordinari accaduti nella nostra terra.
Il fiume Serchio era, a quel tempo, come un cavallo pazzo, capriccioso e imprevedibile nelle stagioni, irruento nella sua corsa verso il mare, sfrenato nel travolgere la campagna con la sua corrente. E i lucchesi avevano un bel daffare per tenerlo a bada; avevano provato sì con forti argini e ingegnosi canali per far defluire le acque, ma non bastava. Quando il fiume gonfio di piogge imboccava la pianura, prendeva la rincorsa e, come un esercito di barbari, non risparmiava né case, né uomini, né animali. E un giorno, mentre Frediano era fuori della città a pregare, fu avvertito che una piena improvvisa del fiume avrebbe investito la città di lì a poco. La gente era disperata e aveva caricato i suoi beni su pesanti carri diretti verso le montagne. Frediano continuò a pregare, poi prese un rastrello e andò incontro al fiume che, come un animale impazzito, mugghiava e si contorceva in una furia diabolica. Quando il muro di acque e di schiuma gli fu sopra, sollevò il rastrello, come per fermare le acque, e conficcandolo di nuovo nella terra umida, ordinò al fiume di seguirlo. Iniziò a camminare seguito dalle acque che gli andavano dietro mansuete come un bove al tiro, e si adagiavano a scorrere nei solchi lasciati dal rastrello di Frediano. Si dice che così il fiume prendesse il corso che corrisponde, più o meno, a quello di oggi.
Frediano amava le acque e nei suoi momenti di preghiera si spingeva sulle sponde del fiume a camminare e a pregare. Un giorno si trovò solo a pensare come fare per racimolare un po' di soldi per completare la costruzione della chiesa di San Vincenzo. Guardava le acque del Serchio scorrere placide verso il mare e si chiedeva chi avrebbe potuto aiutarlo nel terminare il suo lavoro. Conosceva un ricco mercante di Moriano che spesso andava a curiosare nei lavori della chiesa e faceva un sacco di domande ai muratori sul costo dei materiali, il trasporto di questi dalla cava ai prati lungo il fiume e così via. Frediano lo aveva spesso sentito parlare con molto entusiasmo e disponibilità nei suoi confronti e decise di andargli a chiedere un prestito di cento soldi d'argento. Avaro com'era, il campagnolo giurò e spergiurò di non avere nemmeno dieci soldi d'argento e si diede a spiegare che lui avrebbe aiutato volentieri il nobile vescovo, ma i tempi erano difficili, i commerci stavano rallentando e tante altre scuse. Frediano accompagnò il mercante sulla riva del
Serchio dove la sua barca lo attendeva e lo guardò allontanarsi lentamente dalla riva, mentre remava con forza per vincere la corrente. Ora, accadde che nel remare, l'uomo perse in acqua la borsa piena di monete d'argento che teneva ben nascosta fra il petto e la camicia. Ogni tentativo fu vano, i denari furono irrimediabilmente perduti. Intanto Frediano era rimasto seduto lungo il fiume a contemplare fiducioso la luce pallida del tramonto estivo; sentiva che le acque avrebbero ancora una volta obbedito alla sua volontà.
Durante la notte di luna piena i pescatori scesero con le loro reti al fiume. La pesca fu abbondante e, tra i tanti pesci, uno si distingueva per l'eccezionale dimensione. Uno dei pescatori propose di donarlo al vescovo Frediano che tanto si dava pena a tirare su quella chiesa.
Quale meraviglia, quando dalla pancia squartata del pesce cadde la borsa con i cento soldi d'argento! Subito Frediano mandò a chiamare il ricco mercante di Moriano, il quale confuso ed esterrefatto gli si gettò ai piedi implorandolo di tenere i denari e di impiegarli per ultimare la chiesa. Ma Frediano rifiutò il denaro e ammonì l'uomo che Dio può concedere le ricchezze, ma può anche toglierle.
La chiesa fu completata, i cristiani crescevano, ma erano sempre pochi. Nella campagna i Pagani indugiavano nel culto degli idoli e nel coltivare i boschi sacri. Frediano in trent'anni aveva insegnato alla sua gente a vivere come fratelli e a stare uniti come una sola famiglia, stretta dal vincolo della carità. Ora si sentiva molto stanco e desiderava riposare. Un giorno sentì il Serchio che lo chiamava; scese lentamente verso la riva del fiume e si sedette all'ombra di un salice per riposarsi e guardare le acque placide scorrere verso la grande palude. Ripensò ai cieli d'Irlanda che aveva visto in tempi lontani e sentì sete di cielo, d'azzurro, di luce, di spazi e d'infinito. La sua missione era finita. Il Signore lo chiamò ed egli trovò la luce che ristora e dà nuova vita. Se ne andò lasciando un sorriso su tutte le cose, e come il fiume che scende a confondersi nel mare, Frediano si sciolse nell'armonia di colori di quel pomeriggio di primavera, quando il sole tramontando mandò alle cime più alte dei monti il suo ultimo sorriso, per sorgere nel nuovo mattino su un nuovo orizzonte, risplendente di ben nuovi splendori.
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(Immagine tratta da: "La Basilica di San Frediano in Lucca", R.Silva - M.P.Fazzi Editore) |
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