Ghivizzano

di  Ilaria Puccini

Forse non tutti sanno che il patrimonio storico-artistico della nostra città non si riduce ai meravigliosi palazzi e monumenti che si trovano all'interno della cinta muraria ma travalica le caratteristiche mura per estendersi ai numerosissimi borghi di cui è costellata la Lucchesia, ognuno dei quali trabocca di storia e di tradizioni. In questo primo numero del nostro giornalino, abbiamo pensato di parlarvi di uno di questi caratteristici luoghi, che noi "giovani lucchesi nel mondo" abbiamo di recente visitato, in occasione di una delle numerose manifestazioni svolte sul posto per preservare e rinvigorire tradizioni vecchie e nuove: GHIVIZZANO.
Ghivizzano è un piccolo borgo della Mediavalle del Serchio che, nella parte antica, sorge come antico castello medioevale sopra una ridente collina e si estende poi, in quella moderna, nella pianura sottostante lungo la riva sinistra del Serchio. Il nome Ghivizzano deriva dal latino "Clavidianu", ovvero "chiave", ad indicare come, già nell'antichità, il paese costituisse una località di passaggio obbligato della vallata.
Le origini di Ghivizzano risalgono all'800 d.C. , quando faceva parte dei feudi della famiglia longobarda dei Rolandinghi. Tuttavia il paese vede la sua vera nascita come entità castellana di una certa importanza intorno al 1171, quando la famiglia lucchese degli Antelminelli e dei Castracani si sostituì nel potere sul territorio ai successori dei Rolandinghi ed elesse il paese a residenza e centro delle proprie operazioni. Fu, infatti, in quegli anni che Ghivizzano divenne una vera e propria fortezza militare dipendente dalla Contea di Coreglia (oggi Coreglia Antelminelli). Con i disordini e le occupazioni susseguitesi in Lucca alla morte del famoso condottiero Castruccio Castracani, l'importanza di Ghivizzano crebbe notevolmente fino a vedere il suo massimo splendore sotto il dominio di Francesco Castracani, cugino di Castruccio. Francesco, infatti, che forse solo nel 1341 abbandonò temporaneamente Ghivizzano, dimorò quasi sempre in quel castello con la prima moglie Giovanna e il figlio Filippo, quindi con la seconda moglie Robiola, dalla quale ebbe più figli. Dopo la sua morte, avvenuta violentemente per mano di Arrigo e Valeriano, figli di Castruccio, abitò a Ghivizzano il figlio di Francesco, Nicolao, che ne fu cacciato nel 1369, anno in cui Lucca riacquistò la libertà da Carlo IV di Boemia.
Da allora il castello fu pacifico possesso della Repubblica Lucchese, eccezion fatta per gli anni che seguirono la morte di Paolo Guinigi, durante i quali Ghivizzano fu attaccato ed espugnato da Francesco Sforza, alleato di Firenze contro Lucca e i Visconti. Anni questi di gran lustro per Ghivizzano, in quanto il castello, invece di essere passato a Firenze o riconsegnato a Lucca da Francesco Sforza in base alle tregua di Sarzana, costituì fino al 14 maggio 1441 un minuscolo potentato del famoso capitano. Poi tornò a far parte della Repubblica Lucchese.

Stemma di Ghivizzano

Ghivizzano rappresentava, all'epoca, un tipico esempio di castello medioevale, con la parte più alta e meglio difesa - chiamata "rocca" - adibita a residenza del signore e circondata da una guarnigione di difesa militare e la parte bassa, dove si allineavano le abitazioni del popolo (il vero e proprio "castello").
Tuttavia nel tardo '500 il castello e la rocca furono ritenuti dalla repubblica di Lucca privi di interesse militare e, nel 1592, vennero ceduti a un certo Marcantonio lucchese "per abitarvi". E' a partire da questo periodo che la famosa fortezza inizia a decadere come tale: il castello si trasforma in paese e la rocca cessa di esistere, resistendo solo una torre in mezzo ad un prato, ancor oggi esistente ed aperta ai turisti. Le mura stesse del castello servirono per la costruzione delle case esterne e si cominciò a costruire anche fuori le mura: alcune di queste case più antiche sono ancora ben visibili sulle pendici del colle. Poi si cominciò a popolare la pianura a fondovalle, che si arricchì di case soprattutto lungo la strada costruita all'inizio del 1800 (oggi strada provinciale di grande viabilità). Questo nuovo borgo, ove attualmente risiede la maggior parte degli abitanti, col tempo costituì, cancellandolo dal castello, il centro del paese.

Panorama di Ghivizzano con la Torre e la Rocca di Castruccio Castracani


Nonostante, però, gli innegabili mutamenti intervenuti nel corso degli anni, i visitatori che numerosi salgono al castello di Ghivizzano, restano ancor oggi stupiti dal perfetto stato di conservazione medioevale di tutto il paese: le strette stradine lastricate, le piccole finestre delle case, i portali con le pietre ornate, la Via Sossala (caratteristica galleria sotterranea che congiunge i due ingressi del Castello con le feritoie che vigilano la vallata sottostante). A testimoniare l'antica potenza di Ghivizzano, v'è poi una scalinata ampia e regale che discende dal sagrato della Chiesa principale fin sulla via sottostante.
A Ghivizzano, così come in tutta la Valle del Serchio, è ancora ben radicata la cultura volta a preservare e valorizzare, oltre che la propria storia, anche le proprie tradizioni rurali ed i propri prodotti; quest'opera di valorizzazione e rinvigorimento, negli ultimi anni, è stata agevolata anche dall'attenzione degli enti pubblici così come dall'impegno e dalla collaborazione dei privati. Proprio in quest'ottica, il 29 febbraio scorso si è tenuta, nel suggestivo scenario dell'antico borgo di Ghivizzano Castello, la "Sagra del Norcino", con il preciso obiettivo di far conoscere a tutti i profumi e i sapori dei prodotti della norcineria locale, ovvero i derivati degli insaccati di maiale, tipici alimenti della cucina della Media valle e della Garfagnana.
La manifestazione, alla quale noi giovani lucchesi del mondo siamo stati presenti, prevedeva vari punti di degustazione di vini locali e salumi d'ogni sorta, serviti - nelle vecchie cantine dell'antico castello (riaperte ed addobbate per l'occasione) - da decine e decine di figuranti che hanno riproposto, tra l'altro, vecchi mestieri. E così, tra una degustazione e l'altra, non abbiamo mancato di assaporare il gusto di entrare in una sorta di antico casinò che riproponeva un gioco in cui affonda le sue origini l'attuale roulette, ed abbiamo potuto anche assistere alla produzione del cosiddetto "biroldo", realizzato davanti allo sguardo meravigliato dei visitatori interessati ad osservare come nasce questo caratteristico insaccato.
Insomma, un suggestivo salto nel passato che, per un giorno, ha restituito al castello la sua storia e a noi ha regalato l'affascinante sensazione - che speriamo di essere riusciti a trasmettervi - di aver vissuto per qualche ora in un'epoca così lontana e diversa dalla nostra.

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